Premio “Feltre & Lavoro”

2017
a La Cooperativa Agricola La Fiorita


Sembra ormai una convinzione consolidata a tutti i livelli, che il mantenimento dell’attività agricola in montagna, per le esternalità positive che sa generare, rappresenti un importante interesse sociale e da essa dipende la qualità di vita di tutta la popolazione.
L’agricoltura di montagna per sua natura è però comunque difficile e onerosa e deve trovare a suo supporto modelli di gestione sostenibili, come appunto quello cooperativo. Un modello che, se correttamente gestito, è capace di attivare un “sistema allargato e sinergico”, garantire importanti relazioni con il consumatore, sviluppare produzioni ad alto valore aggiunto in grado di remunerare adeguatamente i soci e risolvere in termini imprenditoriali molte delle problematiche dovute alle limitate dimensioni delle aziende e alla presenza di numerosi operatori part-time.
La Cooperativa Agricola La Fiorita, nei suoi quarant’anni di vita, ha cercato di interpretare al meglio questo modello e, senza fini di speculazione privata, con il principio della mutualità (cioè sul reciproco sostegno che mette al primo posto le persone rispetto al denaro e il lavoro rispetto al capitale), ha promosso e sviluppato una lunga serie d’iniziative utili al miglioramento sociale ed economico dei propri associati e degli operatori agricoli bellunesi in genere.
La concreta idea di costituire la Cooperativa Agricola La Fiorita nasce a metà degli anni Settanta, in un contesto sociale in cui era evidente una nuova tendenza alla crescita di agricoltori tecnicamente più qualificati, protagonisti di una fuoriuscita graduale dall’individualismo subalterno, proprio di una cultura agraria tradizionale. Sono gli anni in cui emergono i successi di realtà cooperative quali la Latteria della Vallata Feltrina (oggi Lattebusche), come anche l’impulso innovativo generato nel 1972 dalla nascita dell’Istituto Agrario di Feltre e, legato allo stesso, l’attivazione di gruppi di assistenza tecnica a servizio delle aziende agricole e corsi serali per agricoltori adulti.
Fu proprio grazie a uno dei corsi serali con agricoltori delle frazioni di Arson, Lasen e Soranzen, che nacque l’idea, o meglio forse l’esigenza, di costituire una cooperativa agricola, trovando sede sociale presso i locali dell’ex-scuola elementare di Menin di Cesiomaggiore. Le attività svolte dalla cooperativa, riguardarono ai quei tempi per lo più prove dimostrative a favore dell’utilizzo di seme certificato e del miglioramento delle tecniche agronomiche per la coltivazione delle patate e con grande apprezzamento dei soci, acquisti collettivi di sementi, fertilizzanti, cereali, mangimi zootecnici, come anche attrezzature agricole per l’uso collettivo.
Gli anni Ottanta e Novanta, che seguono la costituzione della cooperativa, sono segnati da un cambiamento epocale dell’agricoltura locale: da un lato un rafforzamento delle aziende vocate a un’agricoltura più professionale dedita alla zootecnia da latte, dall’altro uno stillicidio lento ma inesorabile di piccole aziende agricole a produzione mista, costrette con la chiusura delle stalle, a un ridimensionamento e completa revisione gestionale. In quest’ultime, sebbene condotte da anziani agricoltori, vi era altra componente familiare fatta di figli e nipoti, che nonostante la scelta lavorativa principale volta in altri settori (la fabbrica in particolare), poteva ancora garantire ampie disponibilità di tempo per il lavoro agricolo, valorizzando così il patrimonio fondiario, di professionalità e cultura contadina ancora fertile.
Un po’ alla volta fu chiaro che la vocazione della Cooperativa La Fiorita era evidentemente più incline ad accompagnare e supportare quest’ultime tipologie di aziende, in particolare quelle meglio disposte al lavoro cooperativo, propense alle produzioni vegetali e alla fruizione della locale agro-biodiversità, capaci di coniugare tradizione e innovazione, nella logica della filiera corta.
Si configurava la necessità e opportunità di organizzare un’agricoltura cosiddetta “minore”, a favore d’imprenditori part-time, con elevate capacità di impiego di manodopera familiare, un limitato ricorso a mezzi tecnici di produzione, dunque inclini a produzioni qualitative eccellenti e capaci di una puntuale gestione e salvaguardia del territorio.
Negli anni, con il costante supporto dell’Istituto Agrario di Feltre, sono state realizzate numerose attività volte al recupero, conservazione e valorizzazione dell’agro-biodiversità, in particolare dei cereali cosiddetti minori, come segale, farro spelta, grano saraceno, dell’orzo bellunese, del mais Sponcio, della Patata di Cesiomaggiore e di altre antiche varietà locali di fagiolo come il Fagiolo Gialét, le diverse tipologie del Fagiolo di Lamon e del Fagiolo Bala Rossa.
Facendo seguito alle iniziative che portarono alla diversificazione delle produzioni, sia in termini di prodotto (utilizzo delle specie e varietà tradizionali locali) che di processo (impiego di disciplinari di agricoltura integrata e biologica), la cooperativa ha curato in seguito e con successo gli aspetti legati alla trasformazione e confezionamento dei prodotti, allestendo impianti di trasformazione moderni, come anche gestendo antichi impianti come il Molino di Grum di Villabruna. La vendita diretta si è poi dimostrata l’altro fondamentale elemento di successo, che si è resa concreta con la partecipazione a numerose fiere e mostre locali, la vendita nei propri spacci di Busche e Mel, la consegna diretta a negozi, ristoranti e agriturismi e la vendita on-line.
Oggi la Cooperativa Agricola La Fiorita, in quarant’anni d’incessante attività, grazie anche a sinergie con altre associazioni di produttori, fra le quali il Gruppo Mele a Mel e il Consorzio di Tutela Morone e Castagno Feltrino, conta oltre trecento agricoltori associati e da lavoro al suo interno a dieci persone. Le recenti testimonianze di successo, in particolare il Premio Regionale per lo sviluppo economico del Veneto da parte dell’Unione Regionale delle Camere di Commercio del Veneto e il Premio Feltre-Lavoro da parte della Famiglia Feltrina, sono di stimolo per continuare la strada percorsa, sempre più convinti che la valorizzazione dell’agro-biodiversità e delle relative tipicità agro-alimentari, rappresenti la risorsa e la strategia più efficace in grado di coniugare la gestione attiva e sostenibile del territorio, con la necessità di garantire dei benefici economici per le persone coinvolte.

Stefano Sanson

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