Premio “Santi Martiri Vittore e Corona”

2019
a Carlo Barbante


Tra le numerose cose che mi accomunano al Professor Barbante, oltre al nome, c’è la fortuna di aver avuto per maestro elementare quel gentiluomo di Antonio Bee, il quale a proposito di Carlo Barbante alla fine delle scuole elementari ne riassumeva il profilo scolastico con queste parole: «Ha dimostrato interesse in tutte le materie, particolarmente nelle ricerche scientifiche. Osservatore ingegnoso, socievole e buono, di intelligenza rapida e dinamico nelle sue azioni. Dimostra interesse per ogni sport».
Potremmo fermarci qui, poiché credo che questo breve estratto caratterizzi da solo i tratti essenziali del Professor Barbante, ma l’attività professionale e accademica che si sono succedute negli anni e che continuano tuttora, sono degne di nota e sono testimoniate dalle oltre 280 pubblicazioni in riviste scientifiche, dagli indici bibliometrici che l’accademia impiega per valutare i ricercatori, nonché dal coordinamento di progetti internazionali e dalla presenza costante in importanti iniziative legate ai cambiamenti climatici e ambientali del Pianeta.
Laureato a Padova in Chimica Industriale con il massimo dei voti e la lode, durante l’università ha calpestato per alcuni anni i campi di rugby della Serie A. Finito il Servizio Militare come sottotenente di complemento alla Scuola Militare Alpina di Aosta, dopo una breve parentesi nell’industria, a Ferrara, ha intrapreso la carriera accademica presso l’università Ca’ Foscari a Venezia, dapprima come Tecnico Laureato e poi come Ricercatore, Professore Associato e infine dal 2006 come Professore Ordinario di Chimica Analitica. In questa veste si occupa dello sviluppo di metodologie innovative in campo ambientale e biologico, ma soprattutto di ricostruzioni climatiche, per svelare i segreti del nostro pianeta studiando le informazioni che rimangono intrappolate negli strati di neve e ghiaccio e che si accumulano anno dopo anno, costituendo un archivio eccezionale delle cause dei cambiamenti climatici del passato e fornendoci quindi un aiuto nella comprensione dei processi in atto e delle proiezioni future. Dal 2009 è Professor of Earth’s Climate alla Harvard – Ca’ Foscari Summer School. Sono numerosissime le attività divulgative sui temi legati ai cambiamenti climatici e all’emergenza che il riscaldamento globale sta ponendo alla nostra società in cui Carlo è impegnato.
Oltre ad aver partecipato a numerose spedizioni e campagne di prelievo in aree polari e nelle Alpi, è stato tra i principali autori delle ricerche che hanno portato alle relazioni causa/effetto del sistema climatico negli ultimi 800.000 anni, proprio grazie allo studio di una carota di ghiaccio prelevata in Antartide nell’ambito del progetto EPICA (Euro140 pean Project for Ice Coring in Antarctica). È oggi alla guida del progetto europeo Beyond EPICA, che vuole estendere i risultati del precedente progetto durante una fase climatica estremamente importante per il nostro pianeta – la transizione del Pleistocene Medio – e ricostruire la storia climatica del nostro pianeta nel corso dell’ultimo milione e mezzo di anni; il progetto durerà sei anni e vede il coinvolgimento di dieci nazioni europee e la presenza di oltre cento ricercatori.
È attualmente l’ispiratore e il coordinatore di un importante progetto, Ice Memory, un progetto di ricerca internazionale riconosciuto dall’UNESCO, che ha il duplice obiettivo di raccogliere e conservare campioni di ghiaccio prelevati dai ghiacciai di tutto il mondo che potrebbero scomparire o ridursi moltissimo a causa del riscaldamento globale. L’idea è quella di costruire un deposito climatico in Antartide, una grande banca-dati del ghiaccio, che rappresenterà un archivio della storia del nostro clima e dell’ambiente.
Nel 2010 è risultato vincitore di un ERC Advanced Grant, un finanziamento milionario del Consiglio Europeo della Ricerca per uno studio dell’impatto antropico sul clima della Terra nel corso degli ultimi diecimila anni, ma soprattutto un riconoscimento alle capacità di ricerca e di coordinamento di un ricercatore eccellente. Sullo slancio di questo importantissimo riconoscimento, il gruppo di ricerca del professor Barbante, un’unità mista di ricerca che comprende studiosi dell’università del CNR e giovani talenti, conta oggi circa quaranta persone e contribuisce a fare di Venezia uno dei punti di riferimento per la ricerca climatica in Italia e in Europa ed è sicuramente un centro di eccellenza per quanto riguarda le ricerche nelle aree polari.
Dal 2012 al 2018 è stato Direttore dell’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che in questi giorni, proprio sotto la spinta del professor Barbante, è diventato l’Istituto di Scienze Polari del CNR, unico in Italia a trattare questi importantissimi temi di ricerca e che avrà sede proprio a Venezia. Dopo essere stato per sei anni il Coordinatore del Dottorato in Scienze e Gestione dei Cambiamenti Climatici dell’Università Ca’ Foscari a Venezia, sta ora coordinando il Dottorato in Scienze Polari che Ca’ Foscari ha lanciato quest’anno assieme ad altre università ed enti di ricerca nazionali.
Sono numerose anche le cariche istituzionali che ha ricoperto: nel biennio 2017-2018 è stato Presidente della Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC) che mira a contribuire al progresso scientifico e all’innovazione delle scienze climatiche in Italia promuovendo la ricerca multidisciplinare. È stato membro attivo della Commissione Scientifica Nazionale per le Ricerche in Antartide per quattro anni ed è ora nella Commissione Scientifica per l’Artico che si occupa di dettare le linee strategiche per il nostro Paese in un’area di grandissimo interesse scientifico e non solo. Nel 2014 è stato nominato dal Ministro dell’Istruzione e della Ricerca quale Rappresentante Nazionale a Bruxelles per i temi di ricerca riguardanti il Clima, l’Ambiente, l’Efficienza delle risorse e le Materie Prime e dove svolge un’attività di coordinamento e promozione della ricerca nazionale. Rappresenta l’Italia nel Comitato Scientifico Internazionale per l’Artico (IASC). Siede nei Consigli di Ammini141 strazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e di Certottica.
L’attività di ricerca di alto livello non passa mai inosservata. Il professor Barbante ha ricevuto assieme ai ricercatori del Progetto internazionale EPICA il Premio Cartesio della Commissione Europea per il contributo sostanziale nelle ricostruzioni del clima del passato. Dal 2012 al 2014 è stato Professore Distaccato presso l’Accademia Nazionale dei Lincei. Nel 2014 è stato insignito del Premi “La Belgica” dell’Accademia delle Scienze Reali belga, per il suo contributo alla comprensione dei processi geochimici in Antartide. Nel 2018 è stato insignito della Paul Harris Fellowship del Rotary International per la sua distinzione nell’attività di ricerca e accademica.
È membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL e Socio dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti nella classe di scienze fisiche, matematiche e naturali.
Un chimico, infine, capace di catalizzare col proprio entusiasmo e dinamismo l’interesse di molti colleghi e giovani scienziati e studenti su temi di ricerca – come quelli dei cambiamenti climatici – di grande attualità, ma soprattutto di enorme importanza per il futuro della nostra società. Un profilo accademico e di scienziato di grande rilievo che fa lustro ancora una volta alla nostra città di Feltre e che ne esalta gli aspetti positivi della realtà cittadina e territoriale nell’ambito della cultura e delle scienze.
Carlo Barbante, un feltrino doc: per chi ha la fortuna di conoscerlo, regala buonumore, simpatia innata, generosità d’animo. Diceva il noto filosofo vicentino Silvio Ceccato che se quando si esce la mattina non si sorride entro 5 minuti è meglio tornarsene a casa. Carlo dispensa entusiasmo e gioia di vivere, con quell’ironia che è delle persone intelligenti. La sua energia, la sua arguzia, la sua intraprendenza, curiosità e intelletto li ha messi a disposizione della scienza, della chimica analitica, nello studio dei ghiacci. Forse da ragazzo si è fidelizzato con i ghiaccioli di Sommariva, tanto che la sua ossessione è diventata quella di raccogliere carote di ghiaccio, dal polo sud al polo nord, passando per i ghiacciai alpini, a caccia di metalli piovuti dal cielo, di bolle di gas che ci raccontano il clima del passato, in un archivio di miscele chimiche che ci snocciolano la storia della terra, incluse le eruzioni vulcaniche e le esplosioni atomiche, per arrivare al patema quotidiano dell’aumento globale della CO2, oramai sopra le 400 parti per milione, in costante osservazione e apprensione per l’innalzamento del mare previsto di vari decimetri nel corso di questo secolo. Da lì il tema sociale imprescindibile che Carlo pone in tutte le sue conferenze, cioè della sostenibilità energetica, della necessità di una politica che abbia il coraggio di fare scelte che portino a una diminuzione delle emissioni di gas serra. Su questo, il dibattito internazionale è in una situazione di stallo, benché gli italiani abbiano diminuito virtuosamente le loro emissioni, sia per l’utilizzo maggiore di fonti rinnovabili, sia perché è diminuita purtroppo anche la produzione industriale; le grandi nazioni emergenti, invece, continuano a far crescere la CO2 mondiale a un ritmo superiore al 2% perché la crescita demografica e lo sviluppo economico di stati come l’India, la Cina e l’evoluzione dell’Africa impongono ancora un grande utilizzo del carbone e di altri combustibili fossili come fonte energetica a basso costo.
Nonostante ami i luoghi freddi, Carlo è un rullo compressore con una forza inarrestabile nel perseguire i suoi obiettivi scientifici, i suoi progetti di ricerca, mani fredde e cuore caldo. Prendendo a prestito la classificazione tra il serio e il faceto sugli esseri umani dell’economista Carlo Cipolla, in cui chi lavora per gli altri, ma fa danno a sé stesso è uno stupido, chi lavora per sé a danno del prossimo è un bandito: Carlo è invece inquadrabile senza esitazione tra gli intelligenti, perché sa lavorare correttamente per sé, con una sana ambizione e una preparazione e professionalità costruite giorno dopo giorno, ma sa lavorare bene anche per il prossimo, per gli altri, per la comunità tutta.
Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna; Carlo ha avuto sempre al suo fianco Paola, una donna di carattere, allegra, intelligente, una colonna che con lui ha costruito una bellissima famiglia con quei due tesori che sono i loro figli Caterina e Lorenzo. Carlo è figlio di quel gentiluomo di Lino, membro attivissimo e storico della Famiglia Feltrina, Presidente sezionale del CAI, persona di grande discrezione e signorilità. La nostra amata e compianta Bianca Simonato Zasio dipinse i tratti essenziali di Carlo con efficace semplicità: «Ero con Carlo a Roma nel luglio del 2015 proprio il giorno in cui mancò suo papà; ho potuto ammirare la compostezza di Carlo, la sua riservatezza in un momento così duro, vissuto con la consapevolezza dell’inarrestabile divenire delle cose». E come dimenticare le capacità e la simpatia di sua mamma Milena, e Gigi, fratello ingegnere; la signora Milena è anche lei artefice di questa storia e della nostra presenza qui, oggi.
Carlo ci fa sentire orgogliosi di essere bellunesi, feltrini, portatori di valori sani, solidarietà, senso civico, di un rapporto vero con la natura, la montagna. Come dice Saramago, noi viviamo uno spazio fisico, ma siamo abitati dalla memoria dei nostri sentimenti, dei nostri luoghi e delle persone con cui siamo cresciuti. Noi siamo la nostra memoria.
Grazie alla Famiglia Feltrina per tenere vivi questi valori fondamentali e per aver aggiunto alla lista degli insigniti del Premio Santi Martiri Vittore e Corona il nome di Carlo Barbante.
Carlo Doglioni

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