La nostra storia
Famiglia Feltrina
Settant’anni. Fa un certo effetto, a dirlo. Era il 16 settembre 1958 quando, davanti al notaio Francesco Vaccari, prese forma ufficiale quello che era già, nei fatti, un legame: la Famiglia Feltrina. L’atto costitutivo parlava di «favorire e potenziare i valori morali, sociali, artistici, storici ed economici del Feltrino». Parole solenni, un po’ da cerimonia — come si usava all’epoca. Ma dietro c’era qualcosa di più concreto: il desiderio di tenere insieme una comunità che stava cambiando velocemente, e che rischiava di perdere il filo con se stessa.
Dieci anni dopo nacque El Camponón, la rivista dell’Associazione. Rileggere le parole di presentazione di allora è illuminante: doveva essere «la viva voce, l’immagine della piccola patria per i figli vicini e lontani». Strade, piazze, montagne, le generazioni che si susseguono — tutto da raccontare, custodire, tramandare. Era un’Italia in cui emigrare era la norma, e il filo con il paese d’origine si teneva anche così, con una rivista che arrivava per posta e odorava di casa.
Oggi El Camponón è diventata la Rivista Feltrina. Nome diverso, impostazione più marcatamente storico-sociale, qualità editoriale cresciuta nel tempo, fino a farne un punto di riferimento culturale ben oltre i confini della città.
Ma l’Associazione non è rimasta ferma alla rivista. Nel corso degli anni ha sviluppato quattro aree di lavoro distinte, che riflettono abbastanza bene come è cambiata Feltre — e come è cambiata la Famiglia stessa.
Patrimonio e restauro. Porta Pusterla, Palazzo Tomitano, l’organo della cattedrale, la chiesa di San Lorenzo, la statua di Esculapio: sono alcuni dei progetti a cui Famiglia Feltrina ha contribuito, direttamente o attraverso un lungo lavoro di promozione e sensibilizzazione presso le autorità e l’opinione pubblica. Chi lavora dietro le quinte raramente viene ricordato. Ma senza quel lavoro, certi restauri non sarebbero mai partiti.
Ricerca e pubblicazioni. La collana «Studi e Ricerche» ha dato vita a testi importanti per la storia locale: la Storia di Feltre inedita di Bonifacio Pasole, curata da Sergio Claut e Laura Bentivoglio, gli studi dedicati ad Alberto Alpago Novello e alla stessa Bentivoglio, il saggio sugli Ebrei a Feltre nel Quattrocento di Matteo Melchiorre e quello sui Soli di Bernardino di Tiziana Conte, il prezioso volume di contributi storiografici L’incendi degli incendi, pubblicato nel quinto centenario dell’incendio di Feltre del 1510.
Allargando lo sguardo al territorio, la collana Microcosmi propone le storie e le leggende di Fonzaso raccolte dai fratelli Vieceli e un saggio antropologico su Servo di Sovramonte di Gianmario Dal Molin. Lavori che altrimenti sarebbero rimasti nei cassetti.
L’ultimo capitolo, in ordine di tempo, è il numero 51 della Rivista Feltrina — un volume monografico dedicato allo storico seicentesco Antonio Cambruzzi, figura centrale nella costruzione dell’identità cittadina – che è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Feltre e presentato nel dicembre 2025. Il numero è dedicato a Gianmario Dal Molin, riconosciuto come filo di continuità nella storiografia feltrina contemporanea.
Riconoscimenti e premi. Nel corso degli anni abbiamo costruito un sistema di premi che cerca di valorizzare persone e realtà che fanno bene al territorio. Il Premio Santi Martiri Vittore e Corona va a feltrini che si siano distinti per impegno culturale e civico; il Premio Beato Bernardino riconosce chi, attraverso il volontariato, contribuisce alla crescita sociale della comunità; il Premio Panfilo Castaldi — che ha preso il posto del precedente Feltre Lavoro — guarda all’eccellenza imprenditoriale locale. Non sono premi di rappresentanza. Nascono dalla convinzione che riconoscere il merito, quando c’è, serva a tenerlo vivo.
Scuola e borse di studio. Da sempre l’Associazione guarda ai giovani: segnala e pubblica le tesi di laurea con argomento feltrino, premia gli studenti delle superiori che escono con il massimo dei voti, istituisce borse di studio per chi merita un sostegno concreto.



